La paura del giudizio altrui.

Marianna Ambrosecchia/ Dicembre 6, 2019/ Blog, Ultimi Articoli

Il giudizio degli altri, come influenza la mia vita?
Parte 1.

C’era una volta, tanti, tanti anni fa, l’essere umano.
Una caratteristica di questo strano essere, senza peli o canini affilati, o abilità fisiche particolarmente utili per difendersi, era quella di essere un ‘animale sociale’.

Tale caratteristica era davvero funzionale per lui, poiché fare gruppo gli consentiva una più alta probabilità di sopravvivenza e di riproduzione in un ambiente molto più ostile di quello di oggi in cui, chi era da solo, andava incontro a morte certa. Era quindi molto importante che egli piacesse agli altri, altrimenti sarebbe rimasto solo e con buona probabilità sarebbe morto a breve. 


Poiché le teorie sull’evoluzione ci insegnano che ciò che è ‘adattivo’ viene intelligentemente ereditato, anche la paura di non piacere agli altri, data la sua funzione ‘protettiva’ nella storia dell’uomo, ci è stata gentilmente trasmessa dai nostri antenati ed è anche grazie a questa che oggi riusciamo a mettere in atto quei comportamenti, chiamati ‘affiliativi’, che ci permettono al primo impatto di non far scappare il nostro interlocutore e ci danno la possibilità di instaurare relazioni significative. Fin qui tutto bene. 

Qual è allora il problema? Come mai abbiamo la sensazione che qualcosa non torni e che poi questa paura del giudizio degli altri, oggi non è poi così carina, utile, e funzionale? 

Perché abbiamo ragione: per prima cosa l’ambiente in cui viviamo oggi, eccezioni permettendo (purtroppo) è diventato un ambiente molto meno ostile, in cui con buona probabilità, quasi tutti hanno i presupposti per vivere a lungo in un ambiente decisamente più accogliente e protetto rispetto a quello dei nostri antenati. In poche parole oggi non abbiamo l’urgenza di salvarci la vita. Abbiamo la possibilità non solo di sopravvivere e di soddisfare i nostri bisogni fisiologici senza che questi vengano costantemente minacciati, ma anche di poterci occupare di altro, di vivere una vita piena, che porti all’autorealizzazione, che vada in direzione di ciò che per noi è importante, di ciò che per noi ha valore. 

Che bellezza! Sarebbe fantastico! Ma come facciamo? E se agli altri non piacciamo? E se poi ci escludono? 

“Pensare di non piacere o di essere mal giudicata significherebbe per me essere allontanata, restare sola”. A.

Queste paure e pensieri, come abbiamo visto, fanno parte della nostra natura, è impossibile eliminarli e tantomeno non averli mai sperimentati. Sfido chiunque a dire che non è interessato vivere una vita piena e di valore, senza rimpianti e libero di esprimere sé stesso. Contemporaneamente abbiamo ricevuto in eredità, e ci viene costantemente ricordato dalla società che dobbiamo conformarci per essere amati. E si sa, il bisogno di appartenere e di essere amati, è un bisogno fondamentale per l’uomo, ci rende felici. Riassumendo…la vita è dura…si…lo so cosa stai pensando! 
Tuttavia, la maggior parte delle volte riusciamo a risolvere questo conflitto dando il giusto peso a questi pensieri senza grossi problemi. In alcuni casi o situazioni, invece, le paure, e i pensieri che ne scaturiscono diventano ‘invalidanti’ poiché prendono il sopravvento nella nostra vita, dando poi origine ad una serie di convinzioni “irrazionali” come: devo essere sempre gentile, devo essere magra/avere gli addominali a tartaruga, devo essere sempre all’altezza, devo essere sempre la più simpatica/il più tosto, devo dire sempre la cosa “giusta” al momento “giusto” (Pensiamoci un attimo: giusta per chi? Cosa vuol dire giusta? Chi lo decide quale è il momento giusto?), se non mi comporto in questo modo succederà qualcosa di terribile e rimarrò sola per tutta la vita etc.. 

Che fatica! Che fatica dover rincorrere quello che è giusto, quello che è socialmente accettato in quel momento per essere in linea con i nostri pensieri (sperando di non essere arrivati tardi, quando quello che è “giusto” è già diventato qualcos’altro). Questi pensieri si traducono poi in azioni, azioni che possono limitare estremamente la nostra vita lavorativa, sociale, persino affettiva. 

Come si fa in questi casi? È possibile riuscire a non farsi influenzare in maniera così pervasiva dalla paura del giudizio degli altri quando questo limita la nostra vita?


In attesa della parte 2, prova a rispondere e, se ti va, a motivare la tua risposta: 

– Si è possibile
– No non è possibile 
– Dipende

Parte 2

Nella parte 1 abbiamo parlato della paura del giudizio degli altri, della sua funzione “adattiva”, e dei suoi lati invece negativi che limitano, in una qualche misura, la nostra vita, impedendoci di talvolta esporre le nostre opinioni, di fare quello che ci piace, di concederci del tempo per noi invece che lavorare il triplo per perfezionare quel dettaglio, e poi per perfezionarlo ancora di più altrimenti poi cosa succederà? 


Ci siamo chiesti se è possibile eliminare la paura del giudizio degli altri, e ci siamo risposti che non solo non è possibile ma probabilmente non sarebbe utile. E’ sicuramente possibile però non farci limitare da quest’ultima se: 

1. Sentiamo che farlo è importante perché la paura del giudizio degli altri sta limitando le nostre azioni in un qualche campo;


2. Siamo disponibili a lavorarci su;


3. Siamo disponibili a mettere in discussione alcune delle nostre convinzioni che ci portano a temere il giudizio degli altri. 

Se ti ritrovi nei punti 1,2 e 3, allora forse troverai interessante quello che segue. Proviamo a vedere insieme 5 fattori importanti per non farci condizionare dal giudizio degli altri: 

1. La gente che vuole giudicarti lo fa a prescindere da come tu sia o cosa tu faccia! 


Ebbene si, se a qualcuno non piaci, non piaci. 


Puoi fare tutto quello che ti pare nella maniera migliore possibile al mondo, puoi lavorare 24 ore su 24 e non divertirti mai, essere sempre gentile, avere sempre la risposta pronta, avere un fisico che spacca (o fare tutti gli interventi chirurgici del caso per averlo), essere super simpatica, divertente, ancora più simpatica e divertente etc. etc. Se qualcuno vuole parlare male di te, lo farà comunque… forse proprio per questo!! 


Non c’è nulla di male a cercare di migliorarsi, certo. Ma se stai facendo fatica e senti di non raggiungere risultati o non ti senti pienamente appagato, allora forse tutto questo non è il meglio che avresti scelto per te. In tal caso oltre al danno, avresti anche la beffa.

Ti sei privato di molto di te stesso per piacere agli altri e la gente che vuole giudicarti ti giudicherà comunque. 

2. Se hai dubbi chiedi, la gente spesso è più buona nei tuoi confronti di quanto lo sia tu stesso! 


Proprio ieri ho fatto una presentazione davanti ai miei colleghi e professori che alla fine della mia presentazione mi avrebbero dato un voto. La mia performance professionale era quindi sottoposta a giudizio. Non vi dico come mi sentivo e che ansia.

Mentre presentavo, mi sono resa conto che una mia collega in platea aveva uno sguardo corrucciato, teso, quasi disgustato, e in quel momento è arrivato un pensiero: “oddio, come al solito sto andando troppo veloce, è per questo che sta facendo fatica, si vede proprio che la mia presentazione le fa schifo. Avrà fatto schifo anche a gli altri”.

Mentre penso tutte queste cose mi impappino un sacco nella presentazione ma provo a riprendermi e proseguo. Bene, alla fine della presentazione i prof. mi hanno fatto notare che sono stata molto veloce ma il lavoro è stato un buon lavoro. Anche se ci rimango inizialmente così così, faccio tesoro della critica costruttiva ricevuta perché sono consapevole della mia parlantina un tantino veloce, ringrazio i miei interlocutori per il consiglio, ma ciò che non riesco proprio a mandare giù è quello sguardo infastidito della mia collega.

Nelle ore successive mi rendo conto che non riesco a pensare ad altro e mi partono tutta una serie di pensieri svalutanti su me stessa. Allora prendo coraggio e vado a chiederle il perché di quell’atteggiamento, mi era sembrata irritata, quasi disgustata. “Marianna ma scherzi? La tua presentazione mi è piaciuta tantissimo!” Questa la risposta, mi ha anche spiegato ciò che è stato di suo gradimento.

Il fatto è che in quel momento aveva scoperto di avere le manifestazioni della sua allergia e la cosa l’aveva fatta preoccupare.

Eppure a me era sembrata proprio un’altra cosa. Se non avessi chiesto, probabilmente il mio umore sarebbe stato pessimo ancora per molto, mi sarei tenuta tutto dentro, avrei continuato a pensarci fino a comportarmi con lei in maniera strana, e il mio rapporto con lei sarebbe cambiato. 

3. Prenditi cura delle tue idee tossiche!


Devo dire la verità, pur essendomi sentita molto sollevata, mi è rimasto un po’ di amaro in bocca, non perché non mi fidassi della risposta ricevuta, tutt’altro, ma perché ho pensato: “troppo gentile, forse esagera nel complimento, forse non me lo sono meritata davvero!” 

“La cosa più dannosa non è quello che pensano gli altri di me, ma quello che penso io di me”. C. 

Insomma, a volte qualunque cosa ci dicano gli altri, noi non ci andiamo proprio bene. Non sarà forse che è proprio del nostro giudizio che abbiamo paura? D’altronde non a caso il signor senso comune ha inventato il detto “Non esiste peggior giudice di sé stesso”.

 
Come riconosco un’idea tossica?

Un’idea tossica è una convinzione non realistica, che, introdotta nella nostra mente genera effetti negativi sulla nostra vita e spesso anche sulla vita di chi ci è vicino. Chiediti a quale risultato ti porta la convinzione, o se mira alla perfezione (che non esiste).

Cerca inoltre delle prove o esperienze nella vita quotidiana che dimostrano che questa idea è falsa. Non vera… eh? Falsa. Per esempio se dovessimo sottoporre a verità la convinzione “per essere felice devo essere famosa”, nella vita quotidiana ci renderemo subito conto che siamo pieni di casi di persone non famose ma estremamente felici e di persone famose completamente infelici. [Per approfondire vedi 1]

4. Respira! 


Quando sarai davanti ad un’idea tossica, proverai probabilmente tutta una serie di emozioni e sensazioni negative, che, se non intervieni tempestivamente, probabilmente si porteranno dietro altri pensieri negativi ed emozioni travolgendoti completamente e portandoti ad azioni che ti portano lontano dall’esporti. Appena riconosci l’idea tossica, prova a spostare l’attenzione per un minuto sul tuo respiro, e, quando noterai un cambiamento delle tue sensazioni e una maggiore calma, prova a scegliere come “agire” invece che “reagire”.

Creando uno spazio, radicandoti sul tuo respiro, potrai contrastare gli schemi automatici che ti hanno portato nel tempo, alla formazione di quelle convinzioni. Convinzioni che si sono consolidate nella tua mente a causa probabilmente di eventi spiacevoli, di delusioni, e quindi hanno un loro “perché”, ma è anche vero che non si può generalizzare e applicare sempre la stessa regola in modo rigido. 

5. Chiediti se applichi lo stesso metro di giudizio con gli altri. 
Prova a giudicare i tuoi amici come giudichi te stesso, stai applicando lo stesso metro di giudizio o stai utilizzando “due pesi e due misure” [1]? Questo è un indice del fatto che probabilmente stai sfociando nel perfezionismo o sei “vittima” di idee tossiche. 

Riferimenti:
1. Giannantonio, M. (2017). Mi vado bene?: Autostima e assertività. Edizioni Centro Studi Erickson.

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